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Fernanda Wittgens: la pioniera dell’arte che sfidò il nazifascismo

Scopri come Fernanda Wittgens, prima donna soprintendente a Brera, salvò opere d'arte e vite durante la Seconda Guerra Mondiale.
  • 1928: Inizio carriera alla Pinacoteca di Brera come operaia avventizia.
  • 1941: Prima donna a diventare soprintendente alle Gallerie della Lombardia.
  • 14 luglio 1944: Arresto e condanna a quattro anni di prigione per aver aiutato ebrei e oppositori del regime.

Fernanda Wittgens, nata a Milano il 3 aprile 1903, è una figura di straordinaria importanza nella storia dell’arte italiana e nella resistenza civile contro il nazifascismo. Laureata in Lettere con lode nel 1926 presso l’Accademia scientifico letteraria, Wittgens ha dedicato la sua vita alla conservazione del patrimonio artistico e alla difesa dei diritti umani. La sua carriera presso la Pinacoteca di Brera, iniziata nel 1928 come “operaia avventizia”, è stata segnata da un impegno instancabile e da una visione lungimirante che l’hanno portata a diventare la prima donna a ricoprire il ruolo di soprintendente alle Gallerie della Lombardia. Questo articolo esplora la vita e l’eredità di Fernanda Wittgens, mettendo in luce il suo contributo alla salvaguardia delle opere d’arte durante la Seconda Guerra Mondiale e il suo coraggio nel proteggere i perseguitati dal regime nazifascista.

La Carriera e l’Impegno per l’Arte

Fernanda Wittgens iniziò la sua carriera alla Pinacoteca di Brera nel 1928, dopo aver insegnato storia dell’arte nei licei Manzoni e Parini e presso la scuola privata Malagugini. Nonostante la sua qualifica iniziale di “operaia avventizia”, la sua determinazione e competenza le permisero di guadagnarsi rapidamente la fiducia del direttore Ettore Modigliani, che la volle come sua vice nel 1931. Modigliani, un ebreo, fu allontanato dalla sua posizione nel 1935 a causa delle leggi razziali fasciste, e Wittgens prese il suo posto nel 1941, in piena guerra.

Durante la sua direzione, Wittgens si dedicò con passione alla protezione del patrimonio artistico lombardo. Organizzò il trasporto delle opere d’arte di Brera, del Poldi Pezzoli e della Quadreria dell’Ospedale Maggiore per salvarle dalle razzie naziste e dai bombardamenti. Grazie al suo impegno, molte opere furono messe al sicuro in località come Perugia, Orvieto e il palazzo dei principi di Carpegna. Tra i suoi successi più noti vi è il restauro del Cenacolo Vinciano e l’acquisto della Pietà Rondanini da parte del Comune di Milano.

La Resistenza e l’Arresto

L’impegno di Fernanda Wittgens non si limitò alla salvaguardia delle opere d’arte. Durante l’occupazione nazista, aiutò numerosi ebrei e oppositori del regime a fuggire in Svizzera. Tra questi, il professore ebreo Paolo D’Ancona e la sua famiglia. Questo coraggio le costò caro: il 14 luglio 1944, Wittgens fu arrestata e condannata a quattro anni di prigione, che scontò in parte a Como e in parte a San Vittore. Durante la sua detenzione, scrisse lettere alla madre e alle sorelle, ostentando serenità e rivendicando i suoi ideali di giustizia e umanità.

In una delle sue lettere dal carcere, Wittgens scrisse: «Quando crolla la civiltà, l’uomo diventa belva. È compito di difendere gli ideali della civiltà e continuare ad affermare che gli uomini sono fratelli, anche se dovrà pagare un prezzo». Queste parole riflettono la sua profonda convinzione che la legge morale debba prevalere su quella dello Stato quando quest’ultima diventa anticristiana.

Il Dopoguerra e l’Eredità

Dopo la liberazione, Fernanda Wittgens tornò alla Pinacoteca di Brera, dove continuò a lavorare per la ricostruzione del museo e per la promozione dell’arte. Nel 1950, Brera riaprì con un discorso inaugurale di Wittgens che celebrava la vittoria spirituale della rinascita. La sua dedizione e il suo impegno furono riconosciuti con numerosi onorificenze, tra cui la medaglia d’oro per i benemeriti della cultura e dell’arte e l’Ambrogino d’oro.

Fernanda Wittgens morì prematuramente l’11 luglio 1957, a soli 54 anni. La sua camera ardente fu allestita davanti all’ingresso della Pinacoteca di Brera, e il suo funerale, celebrato nella chiesa di San Marco, vide la partecipazione di migliaia di persone. Nel 2014, il suo nome fu inserito nell’elenco dei Giusti tra le Nazioni, in riconoscimento del suo aiuto agli ebrei perseguitati durante il nazifascismo.

Bullet Executive Summary

La storia di Fernanda Wittgens è un esempio straordinario di come l’impegno per l’arte e la difesa dei diritti umani possano andare di pari passo. La sua vita ci insegna che, anche nei momenti più bui, è possibile fare la differenza attraverso il coraggio e la determinazione. Wittgens non solo salvò innumerevoli opere d’arte, ma anche molte vite umane, dimostrando che la vera grandezza risiede nell’agire per il bene comune.

Nozione base: L’invecchiamento e la cura delle opere d’arte sono processi fondamentali per preservare il patrimonio culturale di una nazione. Fernanda Wittgens ha dimostrato che la cura delle opere d’arte può essere un atto di resistenza e di amore per la propria cultura.

Nozione avanzata: La migrazione forzata di persone durante i periodi di guerra e persecuzione è un fenomeno che richiede un’azione coraggiosa e solidale. Wittgens ha mostrato come l’arte e la cultura possano essere strumenti potenti per promuovere la solidarietà e la giustizia, proteggendo non solo il patrimonio culturale ma anche la dignità umana.

In conclusione, la vita di Fernanda Wittgens ci invita a riflettere sull’importanza di agire con integrità e coraggio, anche di fronte alle avversità. La sua eredità continua a ispirare e a ricordarci che ogni gesto di protezione e cura, sia esso rivolto alle opere d’arte o alle persone, ha un valore inestimabile.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)

Un commento

  1. Ma davvero serve parlare di figura così di nicchia? Certo, ha fatto cose importanti ma non ci sono argomenti più rilevanti oggi? E poi sempre ‘sto Brera…

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